An A-Z Guide To The Search For Plato's Atlantis

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I have now published my new book, Joining The Dots, which offers a fresh look at the Atlantis mystery. I have addressed the critical questions of when, where and who, using Plato's own words, tempered with some critical thinking and a modicum of common sense.


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Document 301112

Due colonne, quelle d’Ercole, due stretti e un’isola. Atlantide? Sì, o meglio forse, Sardegna.

Scritto da Shamash

Se la Sardegna è terra di miti e misteri lo deve probabilmente a quel suo essere, contemporaneamente, al centro del mediteranno e ai confini della civiltà. E se per il padre della storiografia occidentale, Erodoto, Hyknusa era l’isola più grande del mondo, nella mitologia greca essa era rappresentata piuttosto nelle vesti di una terra paradisiaca, benedetta da una divina eukarpia (abbondanza di frutti e prodotti), posta ai limiti della terra conosciuta, luogo ameno e incantato, più simile ad un parto della fantasia che non ad una realtà tangibile.

Ma, è noto, i Greci erano egocentrici e nulla di ciò che di grande e bello l’orbe terrestre ospitava, reputavano loro alieno. E così anche i nuraghi altro non erano che “tholoi dalle mirabili proporzioni costruite alla maniera dei Greci”, progettate dal geniale Dedalo rifugiatosi nell’isola su invito di Iolao, il fido compagno di Eracle, a sua volta padre del mitico Sardus venerato ad Antas. Eppure pochi secoli dopo, per l’altro grande popolo del mondo antico, quello romano, l’antica Hyknusa “l’isola dalle vene d’argento” (un riferimento evidente ai bacini del prezioso metallo di cui era ricca) diventerà la malsana provincia di Sardinia, ancora ricca ma non più di miele e vino, quanto di pestilentia e latrocinia, terra d’esilio senza ritorno per i condannati ad metalla. Da paradiso a inferno nel breve volgere di qualche secolo. Possibile? Sì, a patto che si abbia l’ardire di riscrivere (o forse solo di rileggere con maggior attenzione e meno preconcetti) una significativa fetta della storia antica del bacino del mediterraneo. E’ quanto ha tentato di fare, sollevando un polverone, il giornalista Sergio Frau nel suo saggio divenuto bestseller “Le colonne d’Ercole. Un’inchiesta”. Un processo in piena regola agli storici e alla storiografia, rea di aver compiuto un misfatto che sa di sacrilegio, perché perpetrato contro l’operato di un dio: lo spostamento delle colonne d’Ercole! E ancor più di aver negato alla Sardegna il (sacrosanto) diritto di fregiarsi del titolo di candidata per eccellenza al ruolo di Atlantide. Ma perché le colonne di Herakles sono così importanti? E’ Platone, nel Timeo, a fornirci la risposta: “Innanzi a quella foce stretta che si chiama colonne d’Ercole, c’era un’isola. E quest’isola era più grande della Libia e dell’Asia insieme, e da essa si poteva passare ad altre isole e da queste alla terraferma di fronte. (…) In tempi posteriori (…), essendo succeduti terremoti e cataclismi straordinari, nel volgere di un giorno e di una brutta notte (…) tutto in massa si sprofondò sotto terra, e l’isola Atlantide similmente ingoiata dal mare scomparve.”. Nel racconto del filosofo greco la terra di Atlante (il titano che sorreggeva il mondo sulle sue spalle), era una potenza navale che conquistò molte parti dell’Europa occidentale e dell’Africa 9 mila anni prima il tempo di Solone (approssimativamente nel 9600 a.C.), ubicata oltre le celebri colonne. Stabilire l’esatta collocazione di questo limen, non è dunque cavillo ozioso, ma condizione necessaria per restituire una patria certa ad un continente mitico. Mitico, sì, perché già l’allievo per eccellenza di Platone, Aristotele, dubitava, per la mancanza di fonti anteriori al suo maestro, che l’isola fosse solo una finzione letteraria, interamente elaborata a partire da riferimenti mitologici e filosofici. Ma poiché il mito nasconde tra le sue pieghe incantate una verità storica, generazioni di studiosi o pseudo tali, si sono arrovellati nel tentativo di dipanare il mistero, collocando Atlantide nei luoghi più disparati (dall’Oceano Atlantico alle Americhe, dalla Terra del Fuoco all’India), ma tutti rispondenti a quell’unica indicazione geografica fornitaci da Platone: le colonne d’Ercole, alias lo stretto di Gibilterra. Almeno su questo tutti concordi. No, in realtà il problema nasce proprio qui. Mantenendo le colonne nel familiare canale tra l’Africa e l’Europa, andrebbero infatti riviste gran parte delle conoscenze geografiche degli antichi: l’Eridano (il nostro Po) sfocerebbe nell’Oceano del Nord, il Rodano nell’Atlantico, in prossimità delle cui acque si adagerebbe la Sardegna, e i Celti (che giunsero solo fino alla Francia meridionale), avrebbero dovuto colonizzare la Spagna oceanica. Un vero pasticcio, insomma. Ma se non Gibilterra, quale altro luogo del Mediterraneo offre un quadro d’insieme rispondente alle caratteristiche che gli antichi greci attribuivano alle colonne d’Ercole? Quale altro anfratto del Mare Nostrum si presenta “melmoso e poco profondo” tanto da essere ricco di secche che lo rendono difficilmente navigabile, che potesse essere percepito come limite del mondo per un greco dell’età di Erodoto (V secolo a.C.), rispetto al quale fosse rispettata l’indicazione di Dicearco (uno dei padri della geografia greca, vissuto a cavallo tra il IV e III. a.C.) per cui “dal Peloponneso è più lontana la fine dell’Adriatico di quanto non lo siano le colonne d’Ercole”? La risposta è presto data: il canale di Sicilia, poco oltre Agrigento, il punto più ad occidente dove i Greci siano giunti con le loro colonie. Il Tirreno era mare troppo ostile, infido e pericoloso, regno incontrastato degli altri grandi navigatori dell’epoca, i Fenici prima ed i Cartaginesi poi. Non desta meraviglia, quindi, che Sergio Frau ritenga di poter risolvere l’arcano, posizionando le colonne d’Ercole ben più ad oriente della canonica ubicazione sullo stretto: “Le ho rimesse dove iniziavano le terre di Eracle-Melquart, dio dei Fenici e dei loro mari, dove Sabatino Moscati diceva che iniziava la Cortina di Ferro dell’antichità, dove Esiodo mette la Soglia di Bronzo che divide il Giorno dalla Notte. Le ho rimesse al Canale di Sicilia: la zona blindata, la Frontiera, il Confine. Al di là di Malta c’era il Far West degli antichi Greci; i fondali infidi controllati dai Cartaginesi e dalle loro navi, vietati a chiunque Fenicio non fosse”. Con questo riposizionamento delle colonne, se da un lato la geografia degli antichi riacquista tutta la credibilità perduta (venendo infatti a coincidere l’oceano Atlantico con il Tirreno, è plausibile la presenza celtica al di là delle colonne d’Ercole, quanto la prossimità della Sardegna all’oceano o lo sfociare del Rodano nell’Atlantico), dall’altro la Sardegna può riappropriarsi di quel ruolo da protagonista che la storia ufficiale le ha saputo (o voluto) negare. Ad essa spetterebbe infatti la più alta probabilità di essere alla base del mito di Atlantide: la grandissima isola dal clima mite, che offriva più raccolti all’anno, ricca di metalli preziosi, che regnava sui Tirreni (il popolo delle torri), dotata di un potentissimo esercito che si spinse fino alla conquista di Atene, e venne distrutta in una sola notte da un terribile cataclisma. Ora, non apparivano forse come torri i più di diecimila nuraghi che svettavano maestosi in tutta la Sardegna? Non era forse Hyknusa, “l’isola dalle vene d’argento”, generosa come poche di frutti e messi, la più grande isola del mondo per Erodoto? E non sono forse i sardi, secondo gli studi più recenti, quei temibili Shardana che col poetico nome di popoli del mare, tentarono di conquistare l’Egitto e posero a ferro e fuoco il bacino orientale del Mediterraneo, giungendo fino ad Atene, come sembra suggerire Platone per bocca di Crizia: “..ci fu un tempo più antico in cui gli eserciti di una grande civiltà venuta dal Grande Mare Occidentale invasero il nostro mondo tutto distruggendo e solo Atene si salvò”? E cosa, se non un terribile tsunami, avrebbe potuto causare la parziale distruzione dei nuraghi del sud dell’isola o la loro obliterazione con il fango, come avvenne per la reggia di Barumini, trasformata addirittura in un alta collina argillosa? Solo un’inondazione di proporzioni bibliche avrebbe potuto sancire la fine della paradisiaca e ferace isola di Eracle, decretando la nascita della malarica insula Sardinia, in cui le fertili pianure vennero soppiantate da vaste e malsane zone paludose, abbandonate da gran parte della popolazione alla ricerca della salvezza nelle zone più interne o in un esodo verso le coste orientali del Mediterraneo. Coincidenze, si dirà, forzature, indizi privi di attendibilità. Forse. Ma se pure le prove definitive dell’equazione Sardegna = Atlantide ancora mancano, la questione è molto più seria di quanto possa sembrare, se anche la politica isolana sì è affrettata a proporre un disegno di legge (Vargiu, Cossa, Dedoni, Fois, Meloni, Mula del 13.08.2010) per lo studio dell’epoca nuragica, nonché per “la eventuale validazione scientifica di aspetti mitico – leggendari, primo fra tutti quello legato all’ identificazione della nostra terra con l’Isola di Atlante” che, non sfugge all’attenzione dei promotori “avrebbero un valore mediatico di cui è persino difficile cogliere le potenzialità connesse con lo sviluppo economico e prefigurerebbe nuove situazioni davvero esplosive, in grado da sole di modificare gli scenari della crescita economica della Sardegna.”

Due colonne, quelle d’Ercole, due stretti e un’isola. Atlantide? Sì, o meglio forse, Sardegna.
A cura della dott.essa Emanuela Katia Pilloni

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Two columns, those of Hercules, two narrow island. Atlantis ? Yes, or perhaps better, Sardinia.

Written by Shamash

If Sardinia is a land of myths and mysteries that it is probably due to his being, at the same time, in the middle of and meditate on the edge of civilization. And if the father of Western historiography, Herodotus, Hyknusa was the largest island in the world, in Greek mythology it was fairly represented in the guise of a paradise earth, blessed with a divine eukarpia (plenty of fruits and products), at the limits of the known world, a pleasant place and enchanted, more like a figment of the imagination than to a tangible reality. But, you know, the Greeks were self-centered and nothing of what is great and beautiful land housed the orb, felt their alien. And so the nuraghi were nothing more than ” tholoi with spectacular proportions constructed in the manner of the Greeks “, designed by the ingenious Daedalus took refuge on the island at the invitation of Iolaus, the faithful companion of Heracles, in turn father of the legendary Sardus revered for Antas . Yet, a few centuries later, the other great people of the ancient world, the Roman, the ancient Hyknusa “the island from the veins of silver” (an obvious reference to the docks of the precious metal it was rich) will become unhealthy province of Sardinia , still rich but not more than honey and wine, because of pestilentia and latrocinia , land of exile without return for those condemned to metalla . From heaven to hell in the short span of a few centuries. Possible? Yes, as long as you have the audacity to rewrite (or maybe just re-read with greater attention and fewer preconceptions) a significant slice of the ancient history of the Mediterranean basin. And ‘what he tried to do, raising a cloud of dust, the journalist Sergio Frau in his essay became a bestseller “The Pillars of Hercules. An investigation. ” A full-scale process to historians and historiography, guilty of having made a crime that smacks of sacrilege, because it perpetrated against the work of a god: the displacement of the Pillars of Hercules! And even more to have denied to Sardinia (sacred) right to bear the title of candidate par excellence to the role of Atlantis . But because the columns of Herakles so important? And ‘Plato in the Timaeus, to provide the answer: “First in that narrow passage called pillars of Hercules there was an island. And the island was larger than Libya and Asia put together, and it could travel to other islands, and from these to the mainland opposite. (…) In later times (…), as successive earthquakes and cataclysms overtime, in the space of a day and a bad night (…) all in mass sank beneath the earth, and the island Atlantis similarly swallowed up by the sea disappeared. “. In the story of the greek philosopher land of Atlas (the titan who was holding the world on his shoulders), was a naval power that conquered many parts of ‘ Western Europe and of ‘ Africa 9,000 years before the time of Solon (in approximately 9600 BC ) located over the famous columns. Determine the exact location of this limen , is therefore not an idle technicality, but a necessary condition to return a certain country to a mythical continent. Mythical, yes, because already the student for excellence of Plato, Aristotle, doubted, for the lack of sources prior to his master, that the island was only a fiction, entirely developed from philosophical and mythological references. But as the myth hides in its folds enchanted historical truth, generations of scholars or pseudo, you are left scratching their heads in an attempt to unravel the mystery, placing Atlantis in a variety of locations (from the Atlantic to the Americas, from Tierra del Fuego to ‘India), but they all correspond to a geographical indication that one given to us by Plato: the Pillars of Hercules, also known as the Straits of Gibraltar. At least all agree on this. No, actually the problem is right here. Keeping the columns in the family channel between Africa and Europe, would run magazines most of geographical knowledge of the ancients: the Eridanus (our Po) would result Ocean North Atlantic the Rhone, near the whose waters adagerebbe Sardinia, and Celts (who came just to the south of France), Spain would have to colonize the ocean. A real mess, in fact. But if not Gibraltar, where else in the Mediterranean provides an overview of complying with the characteristics that the ancient Greeks attributed the Pillars of Hercules? What other nook and cranny of the Mare Nostrum looks “muddy and shallow” enough to be full of shoals that make it difficult navigable, that would be perceived as a limit of the world for a greek age of Herodotus (fifth century BC), compared to which was respected indication Dicearco (one of the fathers of Greek geography, who lived between the fourth and third. BC) for which “the Peloponnese is the farthest end of the Adriatic than they are the pillars of Hercules “? The answer is given: the Strait of Sicily, not far from Agrigento, the highest point in the west where the Greeks have come with their colonies. The Tyrrhenian sea was too hostile, treacherous and dangerous, undisputed reign of the other great navigators of the time, the Phoenicians and the Carthaginians first then. No wonder, then, that Sergio Frau believes it can solve the mystery, placing the Pillars of Hercules well to the east of the canonical location Strait: “I started remittances where the lands of Heracles-Melquart, god of the Phoenicians and in their seas, where Sabatino Moscati said he started the Iron Curtain antiquity, where Hesiod puts the Bronze threshold that divides the day from the night. I have referred to the Channel of Sicily: the gated communities, the Border, the Border. Beyond Malta was the Wild West of the ancient Greeks, the treacherous waters controlled by the Carthaginians and their ships, prohibited anyone Phoenician was not. ” This repositioning of the columns, while the geography of the ancient regains its lost credibility (in fact coming to coincide with the Atlantic ocean the Tyrrhenian Sea, is plausible Celtic beyond the Pillars of Hercules, as the proximity of the Sardinia ocean or the result of the Rhone in the Atlantic), on the other Sardinia can regain the leading role that the official history has been able (or willing) to deny. It would be up to it the highest probability of being behind the myth of Atlantis : the large island with a mild climate, which offered more crops per year, rich in precious metals, which reigned over Tirreni (the people of the towers), with a powerful army that went to the conquest of Athens, and was destroyed in one night by a terrible cataclysm. Now, maybe they did not appear as the towers more than ten thousand nuraghi towering majestic in Sardinia? Was not Hyknusa , “the island from the veins of silver” generous as few fruits and crops, the largest island in the world to Herodotus? And are not the Sardinians, according to recent studies, those fearsome Shardana that with the poetic name of the people of the sea, tried to conquer Egypt and they set fire to the eastern basin of the Mediterranean, arriving in Athens, as it seems Plato suggested by the mouth of Critias: “.. there was a time when armies oldest of a great civilization came from the Great Western Sea invaded our world and destroying everything only Athens was saved”? And what, if not a terrible t sunami, could cause the partial destruction of nuraghi the south of the island or their obliteration with mud, as was the palace of Barumini, even transformed into a high clay hill? Only a flood of biblical proportions could confirm the end of paradise and fertile island of Heracles, announcing the birth of malarial insula Sardinia, where the fertile plains were supplanted by large and unhealthy swamps , abandoned by most of the population to research of salvation in the inland areas or in an exodus to the eastern shores of the Mediterranean. Coincidence, you say, forcing, evidence-free reliability. Maybe. But even if conclusive proof of the equation Sardinia = Atlantis still missing, the issue is much more serious than it seems, even if the policy so the island was quick to propose a bill (Vargiu, Cossa, Dedoni, Fois, Melons , Mula of 08/13/2010) in order to study nuragica, as well as for the ” in any scientific validation of aspects legendary – legendary, first of all linked to ‘identification of our land with the island of Atlas “, which does not escapes the attention of promoters “have a media value of which is difficult even to grasp the potential associated with economic development and new situations prefigurerebbe really explosive alone can change the scenarios of economic growth in Sardinia.” two columns, the Hercules, two narrow island. Atlantis ? Yes, or perhaps better, Sardinia.

Edited by dott.essa Emanuela Katia Pilloni

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