{"id":49022,"date":"2021-04-15T08:18:36","date_gmt":"2021-04-15T07:18:36","guid":{"rendered":"https:\/\/atlantipedia.ie\/samples\/?p=49022"},"modified":"2021-04-15T17:51:21","modified_gmt":"2021-04-15T16:51:21","slug":"archive-2943","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/atlantipedia.ie\/samples\/archive-2943\/","title":{"rendered":"Archive 2943"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Il Taccuino dei predatori<\/strong><strong>, <\/strong><strong>megalitich team research<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u2026teorie, e studi sulle origini della nostra terra, ..siate curiosi.. ( di Ilenia Lungo)<\/p>\n\n\n\n<p>giugno 23, 2014 paolo ruggeri Lascia un commento<\/p>\n\n\n\n<p><strong>LE MURA MEGALITICHE DEL LAZIO:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>LA STRAORDINARIA TESTIMONIANZA DI UNA TERRA SCOMPARSA,<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>DI UN\u2019ANTICA CIVILT\u00c0 E DEL <em>\u201cPRIMATO ITALICO\u201d<\/em>. . .<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>&nbsp;SECONDO GLI STUDI DI ANGELO MAZZOLDI<\/strong><strong><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Italia, il paese della cultura, della storia e dell\u2019archeologia \u00e8, in molti casi, ricca di testimonianzeprovenienti da un passato mitico e leggendario che costituiscono un\u2019evidenza storica eccezionale. Ne \u00e8 un esempio, il territorio del Lazio e delle regioni limitrofe, caratterizzato da imponenti vestigia di circuiti megalitici in opera poligonale, taluni pi\u00f9 integri talaltri pi\u00f9 esigui, innalzati sulle sommit\u00e0 di colline o rilievi montuosi. Scriveva cos\u00ec, a tal proposito, la studiosa americana Louisa Caroline Tuthill nella sua \u201c<em>History of Architecture\u201d<\/em> del 1848:<em> \u201cIn un\u2019et\u00e0 precedente a quella dei Romani, la fiera terra d\u2019Italia era abitata da popoli che hanno lasciato monumenti indistruttibili a testimonianza della loro storia. Quelle meravigliose e precoci citt\u00e0 d\u2019Italia, che sono state definite ciclopiche, sono fittamente sparse in molte regioni e spesso appollaiate come nidi d\u2019aquila sulle creste delle montagne, ad una tale altitudine che stupisce e disorienta il viaggiatore che oggi le visita esortandolo a chiedersi cosa abbia spinto gli uomini ad edificare in luoghi tanto inaccessibili e a radicarsi all\u2019interno di tali stupende fortificazioni\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il periodo italico pre-romano \u00e8 un periodo fondamentale della nostra storia e volendo osservare con attenzione possiamo ritrovare numerose e diffuse tracce evidenti. E\u2019 indispensabile approfondire correttamente questo remoto passato, per comprendere la missione degli antichi Italici, di cui Roma sostenne in primis l\u2019onere e l\u2019onore [1]. Testimonianze straordinarie dunque, non studiate in maniera approfondita, frettolosamente catalogate in periodi storici \u201cpoco consoni\u201d e di conseguenza non valorizzate adeguatamente. Nelle tesi \u201cufficiali\u201d a noi contemporanee, riguardo questi imponenti resti archeologici, emergono lacune e discrepanze a cui il mondo accademico non pu\u00f2 o molto spesso non vuole dare risposta. Tutto ci\u00f2 non \u00e8 una critica all\u2019archeologia ufficiale ed ai ricercatori accademici che svolgono diligentemente il loro lavoro, secondo \u201cdovere\u201d, ma \u00e8 pi\u00f9 che altro un modo per portare all\u2019attenzione determinati argomenti e questioni assolutamente da rivedere e riesaminare, con l\u2019auspicio che prima o poi si apra un ampio e diretto dibattito sulla questione, per un\u2019idonea rivalutazione di tale periodo, con lo scopo di indagare e raccogliere tutto il materiale possibile, anche quello non immediatamente pertinente. E\u2019 quello che tenteremo di fare, per mezzo dei nostri articoli in questo sito, ponendo all\u2019attenzione del lettore, scritti, ipotesi di studiosi passati e contemporanei (noti e meno noti), luoghi e siti archeologici, a dimostrazione di uno spaccato di storia spesso dimenticato o peggio ancora \u201cignorato\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Per identificare un quadro storico, potenzialmente plausibile, in cui collocare queste mura megalitiche \u00e8 necessario rendere noto (come gi\u00e0 diversi studiosi contemporanei stanno facendo) che \u00e8 esistita una cospicua, ma poco conosciuta, schiera di autori [2] che, a partire dal \u2018700 fino alla prima met\u00e0 del \u2018900, ha ampiamente affrontato ed esaminato la questione di un\u2019antica e remota civilt\u00e0, artefice di queste testimonianze archeologiche lasciateci in eredit\u00e0; civilt\u00e0 a cui questi autori dettero il nome di <em>\u201cSaturnia Tellus\u201d, \u201cTerra di Saturno\u201d<\/em> o anche <em>\u201cTerra dell\u2019abbondanza\u201d<\/em>, rifacendosi alla mitica Et\u00e0 dell\u2019Oro di Saturno. Si dedicarono, quindi, alla riscoperta dell\u2019identit\u00e0 primordiale dell\u2019Italia, raccogliendo ed elaborando i testi degli autori latini e greci che trattarono l\u2019argomento in maniera diretta o sotto forma di miti e leggende, ricostruendo la storia, la religione, le arti, dei primi e pi\u00f9 antichi popoli italici e soprattutto affrontandone la precedenza storica rispetto a quelli del bacino del Mediterraneo. Questi autori, in successione, proseguirono, svilupparono e modificarono l\u2019opera dei precedenti, pur divergendo in alcuni punti, ad esempio nell\u2019impostazione cronologica, nell\u2019individuazione di luoghi e nell\u2019interpretazione dei miti, ma \u00e8 sempre possibile ritrovare all\u2019interno dei loro lavori una <em>\u201cmatrice comune\u201d<\/em>, dedita a fare chiarezza sulla presunta esistenza di un antico centro e popolo italico dal passato glorioso. Alcuni furono gli eredi dei loro predecessori, atri si incontrarono e confrontarono tra loro, molti pare siano stati incoraggiati ed ispirati da \u201ccentri di conoscenza\u201d non solo di tipo intellettuale [3]. Il loro lavoro \u00e8 a testimonianza di un mondo arcaico, una terra scomparsa a causa di grandi cataclismi: la Tirrenide. Geograficamente diversa da quella attuale, era costituita dalla penisola italiana, unita alle isole maggiori e minori fino a Malta e Gozo. Ed \u00e8 proprio dalla Tirrenide che giungono, tramite questi autori, le tracce di una civilt\u00e0 antica e della loro <em>\u201cprisca sapienza italica\u201d<\/em> a volte presenti nei miti e a volte fissate nella pietra dei pi\u00f9 arcaici monumenti del Lazio.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>ANGELO MAZZOLDI E LA SUA OPERA \u201cDELLE ORIGINI ITALICHE\u201d<\/strong><strong><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019opera di straordinario interesse e che maggiormente fra tutte ha funto da base per molti degli autori successivi, fu quella dell\u2019erudito monteclarense Angelo Mazzoldi [4]. Dai primi autori del \u2018700, con il passare dei decenni, le ricerche furono approfondite raggiungendo la prima sistematizzazione in maniera compiuta con il suo lavoro, nella prima met\u00e0 del XIX secolo; precisamente nel 1840, a Milano, lo studioso pubblic\u00f2 in due volumi l\u2019opera dal titolo <em>\u201cDelle Origini Italiche e della diffusione dell\u2019incivilimento italiano all\u2019Egitto, alla Fenicia, alla Grecia e a tutte le nazioni asiatiche poste sul Mediterraneo\u201d,<\/em> basandosi sulle notizie pervenute attraverso i miti, la poesia epica e gli altri scritti degli antichi, privilegiando, quindi, le fonti tradizionali e le testimonianze dirette, le quali secondo l\u2019autore avevano maggior valore rispetto agli scritti dei suoi contemporanei:<em>\u201cFisso nel mio proposito di pigliare per guida i soli antichi, e non leggere i moderni se non quando la successione de\u2019 fatti fosse gi\u00e0 chiarita ed ordinata, onde non essere traviato da alcuna delle tante contraddittorie ipotesi su cui s\u2019aggirarono in fino ad ora tutte le ricerche\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La prima parte dell\u2019opera la dedic\u00f2 alla critica delle ipotesi antiche e moderne circa le origini della civilt\u00e0 italica, egli asseriva infatti che l\u2019opinione degli studiosi, di considerare l\u2019Egitto e la Grecia come fulcro della civilt\u00e0, fosse in realt\u00e0 errata, in quanto agli antichi Italici andava conferito tale primato: <em>\u201cLa Grecia che tutto aveva ricevuto dagli Italiani, port\u00f2 la vanit\u00e0 e la petulanza al grado di voler far credere allo alloppiato mondo che da lei invece erano venuti all\u2019Italia tutti i principi della civilt\u00e0. (\u2026) Tra il clamore de\u2019 vantori Greci e la greco-mania degl\u2019Italiani, ogni memoria dell\u2019antica nazionalit\u00e0 e grandezza veniva spenta. Chi studiasse con ordine cronologico la letteratura greca, potrebbe da essa avere certezza di questo fatto. Nei libri che precedono l\u2019et\u00e0 di Erodoto, noi troviamo tracce delle nostre antiche memorie, disfigurate e travisate \u00e8 vero dalla mischianza dei due popoli, ma per\u00f2 senza evidente proposito di falsarle. Dopo di Erodoto e di Tucidide, che furono forse degli ultimi che scrissero le tradizioni antiche quali correvano per la Grecia, noi troviamo quasi sempre una generale foga di volere, anche a rischio delle pi\u00f9 enormi contraddizioni, riferir a quel solo paese tutte le antiche memorie, e costituirlo capo di tutte le origini sociali\u201d. <\/em>La seconda parte, sviluppata in tre fasi, intendeva dimostrare, esistenza, origini e diffusione di questo antico impero marittimo, affermando che l\u2019Italia in tempi remoti fu abitata da un antichissimo e civilissimo popolo autoctono: <em>\u201cTutti gli scrittori che parlano degli antichi popoli d\u2019Italia, fecero menzione di un comune ceppo di cui si conserv\u00f2 memoria nella denominazione di Aborigeni. Gli stessi greci che avevano fatto proposito di arrogare al paese loro tutte le nostre tradizioni, dovettero confessare avere avuto la sede loro in Italia popoli civili che non vi erano venuti da alcun\u2019altra parte\u201d. <\/em>Attraverso gli scritti, da cui l\u2019autore attinse, vengono esplicate tante coincidenze che evidenziano, la dipendenza delle principali civilt\u00e0 mediterranee dall\u2019antichissimo centro sacro Italico.<em><\/em>La Tirrenide fu abitata da popoli autoctoni di alto livello di civilt\u00e0 da identificare, secondo il Mazzoldi, con i Tirreni da lui chiamati spesso Atalantici, Italantici o Italici (ma da tenere distinti dai successivi Etruschi considerati un ramo discendente di essi) e ai quali gli scrittori antichi assegnarono nel tempo diverse denominazioni ritenute dall\u2019autore sinonimi per indicare popoli dello stesso ceppo:<em> \u201cSi sono discorse tutte quelle notizie che collegate e confrontate persuadono l\u2019animo nostro col dimostrargli che le denominazioni di Uranidi, Oceaniti, Titani, Atlantidi, Ciclopi, Pelasghi, non possono appartenere e non appartengono se non a una gente unica, di cui si volle sotto quelle misteriose parole, occultare il nome, e che una tal gente cos\u00ec variamente denominata non potea essere se non l\u2019italiana.\u201d<\/em>A queste antiche genti Italiche, secondo la ricostruzione che ne deline\u00f2 il Mazzoldi nei suoi volumi, era da attribuire il primato in molti campi e aspetti della vita. Lo Stato era retto da un monarca e da un consiglio di aristocratici, l\u2019architettura molto avanzata, tanto da consentire le costruzioni che noi chiamiamo megalitiche e che l\u2019autore chiamava \u201csaturnie\u201d o \u201cciclopiche\u201d:<em> \u201cBen dovevano essere le arti italiane sorte ad altissime idee di grandezza se esse si trovavano sufficienti alla erezione di quelle smisurate moli che durano ancora dopo tanti secoli, e dureranno finch\u00e9 non sar\u00e0 sobbalzato o seppellito il suolo su cui sorgono, che fanno tuttod\u00ec stupire i nostri artisti, e rendono quasi credibile la favola che le disse opera di un popolo di giganti. E coll\u2019architettura dovevano aver fatto giganteschi progressi le scienze e massime la meccanica, perch\u00e9 certamente non si sarebbero ne tagliate, ne innalzate e poste a luogo senza l\u2019aiuto delle macchine quelle enormi pareti composte di parallelepipedi, in cui per lo pi\u00f9 ogni lato uguaglia o supera l\u2019altezza d\u2019un uomo, e de\u2019 quali, al dir di Pausania, il minore non avrebbe potuto smuoversi con un paio di muli.\u201d <\/em>Ma il grado pi\u00f9 alto era raggiunto in campo spirituale, infatti l\u2019autore attribu\u00ec loro una religione purissima: <em>\u201cquesti antichissimi uomini adoravano un\u2019unica divinit\u00e0 ossia un\u2019arcana causa dell\u2019universo, ne raffiguravano un simbolo ed una immagine nel sole\u201d<\/em>. Con il tempo abbandonata, si mantenne incorrotta solo all\u2019interno di ristrette cerchie sacerdotali.Esperti ed abili navigatori, anche questa loro facolt\u00e0 raggiunse alti livelli di perfezione, in un periodo in cui le altre nazioni del Mediterraneo ancora non possedevano imbarcazioni capaci di attraversare i mari, dando origine cos\u00ec ad un vasto impero marittimo. <\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Fondatori di questa primeva civilt\u00e0 furono Saturno e Giano, divinit\u00e0&nbsp; dell\u2019Italia antica, a cui avrebbero accennato, secondo l\u2019autore, anche le fonti elleniche (basandosi su notizie riportate dallo storico greco Dionigi d\u2019Alicarnasso): <em>\u201cl\u2019Italia per loro giudizio <\/em>&#8211; degli storici greci \u2013 <em>&nbsp;era la migliore delle terre del mondo, e quella in cui con maggiore ragione potesse locarsi il regno degli Iddii, il nascimento dei mortali e quell\u2019aurea et\u00e0 di cui i popoli lamentavano la tramutazione\u201d. <\/em>Saturno e Giano offrirono alle antiche genti della penisola italica i primi rudimenti della civilt\u00e0 e fondarono diversi centri (tra cui le cosiddette citt\u00e0 saturnie del Lazio), dando inizio a quel periodo aureo caratterizzato da un benessere e un\u2019abbondanza conosciuto come\u201cEt\u00e0 dell\u2019Oro\u201d: <em>\u201cTra le favole da cui furono abbellite o disfigurate tutte le antiche memorie storiche, noi troviamo radicata nelle credenze popolari degli Itali antichi, quella (\u2026) che Saturno e Giano gli avessero istituiti ad una vita non solo civile ma felice, introducendo non gi\u00e0 la comunione delle cose, come scrisse Trogo Pompeo, ma bens\u00ec la eguaglianza dei diritti; onde i popoli conoscenti del beneficio denominarono dal primo l\u2019antichissima citt\u00e0 di Saturnia, e dal secondo quella di Gianicolo, di cui, se crediamo a Virgilio, appena restavano le rovine al tempo della guerra di Troia\u201d<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Sembrerebbe che ancora prima dell\u2019arrivo di Saturno nella terra italica, avrebbe regnato Camese [5] che rarissime citazioni affermano essere anche precedente a Giano, a cui avrebbe donato il territorio oggi del Lazio, secondo la testimonianza di Macrobio (Saturnalia I, 7 19): <em>\u201cGiano ottenne di regnare su questa terra che ora \u00e8 chiamata Italia e, come scrive Igino seguendo Protarco di Tralli, regn\u00f2 condividendo il potere con Camese, anch\u2019egli indigeno\u201d<\/em>. Camese sarebbe stato il re della cosiddetta Metropoli (la capitale dell\u2019Italia antica) al tempo della Tirrenide, di cui ha parlato in seguito Camillo Ravioli, quindi prima della catastrofe italica. Mentre successivamente ad essa si situerebbe il tempo della Saturnia edificata da Saturno, donatogli da Giano (il dio bifronte), rappresentato con due volti in quanto re del tempo passato e di quello futuro, sopravvissuto ai grandi cataclismi di acqua e di fuoco, come scrisse il Mazzoldi: <em>\u201cperch\u00e9 essendosi egli ritrovato innanzi alla catastrofe che divise e sommerse l\u2019Italia e avuta piena e verissima cognizione di ci\u00f2 che era stato avanti a quella, vide ancora la restaurazione degli uomini e la successiva novella dei fondati imperii\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>LA \u201cCATASTROFE ITALICA\u201d<\/strong><\/p>\n\n\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Gli eventi che distrussero la Tirrenide e che ne determinarono importanti cambiamenti, conferendole la forma attuale, furono: un cataclisma d\u2019acqua ovvero un rapido innalzamento del livello del mare causato dallo scioglimento dei ghiacciai ed un conseguente cataclisma di fuoco, dovuto all\u2019azione dei vulcani italici, fattori che convinsero alcuni di questi autori, tra cui il Mazzoldi, di una possibile identificazione tra la fine della Tirrenide e quella dell\u2019ipotetica Atlantide [6]. <em>\u201cSi trov\u00f2 nelle pi\u00f9 antiche scritture della gentilit\u00e0 (\u2026) che in antico uno spaventoso sovvertimento aveva posto sottosopra tutta l\u2019Italia: staccate della Calabria la Sicilia, e l\u2019isole Eolie e subissato tutto il paese intermedio\u201d <\/em>[7], eventoche il Mazzoldi fece risalire:<em> \u201call\u2019anno innanzi Ges\u00f9 Cristo 1986, cio\u00e8 anni settecento settantasette prima della caduta di Troia; e noi crediamo per buone ragioni che alla catastrofe dell\u2019Italia e alla dispersione de\u2019 suoi popoli oltre mare, non possa assegnarsi epoca pi\u00f9 vera di questa\u201d <\/em>[8].<\/p>\n\n\n\n\n\n<p><strong><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019estensione della penisola italiana un tempo (durante l\u2019ultimo periodo glaciale, circa 22.000 anni or sono) era maggiore di quella dell\u2019attuale: sulla base delle ricerche riportate nei Quaderni della Societ\u00e0 Geologica Italiana (2007, 2), si nota come ad oriente essa occupava buona parte dell\u2019Adriatico, ad occidente era tutt\u2019uno con l\u2019isola d\u2019Elba, la Corsica e la Sardegna, mentre a sud giungeva a comprendere la Sicilia, Malta e Gozo; sul versante tirrenico le spiagge formavano un\u2019ampia pianura dato che il livello del Mar Tirreno era circa 100-120 metri pi\u00f9 basso dell\u2019attuale. Ci\u00f2, come scrive il medico ed umanista Paolo Galiano nel suo <em>\u201cRoma prima di Roma\u201d<\/em>, \u201c<em>dimostra che le ipotesi degli autori concernenti la Tirrenide, cio\u00e8 un\u2019Italia di forma profondamente diversa dall\u2019attuale, siano sostanzialmente esatte\u201d <\/em>e prosegue:<em> \u201cle modifiche del Mar Tirreno sarebbero avvenute in tre fasi successive corrispondenti a piccole alternanze (migliaia di anni) di glaciazione e deglaciazione. (\u2026) Fu la terza deglaciazione ad avere un effetto pi\u00f9 disastroso, perch\u00e9 a seguito della coincidenza di fattori diversi essa fu molto pi\u00f9 veloce delle precedenti: circa nel 6000 a.C. la calotta di ghiaccio della Laurentide, che copriva quasi un terzo del Canada, sollevata dal basso dalle acque del mare che penetravano sotto il ghiacciaio dallo stretto di Hudson, collass\u00f2 nell\u2019Atlantico innalzando il livello degli oceani da 5 a 25 metri (a seconda delle regioni della Terra) nel giro di poche decine di anni se non addirittura di una sola generazione. In questo modo il livello medio del mare pass\u00f2 da -20 metri a poco meno dell\u2019attuale, inondando tutte le zone pianeggianti in precedenza emerse. L\u2019improvvisa redistribuzione dei pesi fu accompagnata da fenomeni sismici ancora pi\u00f9 disastrosi dei precedenti per la rapidit\u00e0 dell\u2019evento\u201d. <\/em>Ne consegu\u00ec l\u2019eruzione improvvisa della catena vulcanica che attraversava l\u2019Italia dalla Toscana al Lazio, alla Campania fino alla Sicilia che erutt\u00f2 milioni di metri cubi di lava e di ceneri scatenando terremoti e maremoti e inabissando le regioni costiere, rendendole da popolate a inabitabili. A questa catena vulcanica si un\u00ec l\u2019eruzione di vulcani ora sommersi (le cui cime si trovano attualmente a 600\u2013700 metri sotto il livello del mare) posti nel Tirreno tra il golfo di Napoli e le isole Lipari (dei quali uno, il Marsili, \u00e8 tutt\u2019ora attivo) [9]. In conclusione \u00e8 possibile affermare che \u201c<em>la moderna geologia convalida ampiamente i racconti degli autori antichi che hanno fornito la base a Mazzoldi ed ai suoi successori nella formazione di una storia coerente della civilt\u00e0 \u201catalantica, italantica o italica\u201d come essi la denominano e del suo sviluppo fino alla nascita di Roma\u201d.<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>LA MIGRAZIONE, L\u2019INCIVILIMENTO E IL RITORNO ALLA \u201cTERRA D\u2019ORIGINE\u201d<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>A seguito di questi eventi catastrofici [10],gli abitanti della Tirrenide furono costretti a fuggire via, come spieg\u00f2 il Mazzoldi:<em> \u201cAllorch\u00e9 si parla di tramutamenti di popoli dall\u2019un paese all\u2019altro oltre mare parlasi necessariamente di terribili sovvertimenti terrestri, perch\u00e9 soltanto per questi i popoli si riducono ad abbandonare la propria terra\u201d.<\/em>Parte di essi si rifugi\u00f2 sulle regioni appenniniche prendendo il nome di Aborigeni e parte invece si allontan\u00f2 via mare per cercare terre ospitali, prendendo il nome di Pelasgi: <em>\u201cSotto il nome dei Pelasghi noi troviamo menzionato in tutti gli scrittori dell\u2019antica Grecia un popolo forestiero che, sbalzato dalle proprie sedi, erasi recato nell\u2019Ellade offerendo ai selvaggi abitatori di quella contrada, oracoli, riti, lingua, lettere, arti, leggi, navigazioni, sapienza civile (\u2026) la denominazione di Pelasghi non era la territoriale di questi Tesmofori, ma imposta arbitrariamente dagli ammirati e selvaggi greci (\u2026) Con questa denominazione i Greci vollero indicare una colonia venuta dal Pelago, che \u00e8 quanto dire dal grande mare (\u2026) e noi non possiamo attribuire tale denominazione se non al Mediterraneo, giacch\u00e8 i Greci non conoscevano altri mari<\/em>\u201d<em>. <\/em>I Pelasgi esperti navigatori, perch\u00e9 gi\u00e0 abitanti delle coste italiche, giunsero a Creta e in Egitto e da qui passarono in Grecia arrivando successivamente sulle coste della Turchia e nella Mezzaluna fertile, spingendosi fino all\u2019Iran e all\u2019India, secondo la ricostruzione dell\u2019autore. Col passare dei secoli, si dispersero in piccole comunit\u00e0 su di un territorio molto vasto. Ridotti numericamente, furono in parte assorbiti dai popoli che avevano civilizzato e in parte sconfitti in guerre locali, ragion per cui chiesero indicazione all\u2019Oracolo di Dodona (da loro stessi fondato), il cui responso [11] fu di ritornare in Terra Saturnia, come scrisse anche il Mazzoldi: <em>\u201cOra questi profughi combattuti e consumati da una continua peregrinazione lungi dalle native sedi, veggendo omai scemare di d\u00ec in d\u00ec il loro numero dalle molte colonie lasciate qua e la per la Grecia, ebbero ricorso al loro oracolo, domandando come avrebbero finalmente avere quiete e prosperare in istabile sede; e l\u2019oracolo non punto dimentico delle comuni origini, e bene conoscete che le sole consolazioni della patria avrebbero potuto quietare questo popolo incerto, rispondeva con questo responso che inciso con antichi caratteri in uno dei tripodi posti nel tempio di Giove, fu letto da Lucio Mamio\u201d <\/em>[12].<\/p>\n\n\n\n<p>A questa migrazione verso l\u2019oriente, sarebbe seguita, dunque, una fase di <em>\u201critorno alle origini\u201d<\/em>, una migrazione probabilmente compiutasi in differenti periodi, sia per mare che per terra e come ci dice Galiano: \u201c<em>La migrazione indoeuropea \u00e8 stata una di esse, ma prima ancora altre migrazioni vi sarebbero state verso occidente e verso l\u2019Italia, luogo di origine di questi popoli, tanto da formare stratificazioni di culture all\u2019apparenza differenti ma in realt\u00e0 aventi tutte la stessa matrice, culture le quali a loro volta si erano fuse con quelle autoctone dei paesi in cui questi popoli avevano per lungo tempo abitato, formando cos\u00ec un amalgama di etnie, tanto da rendere a volte, al ricercatore, ben difficoltosa o impossibile la distinzione di quanto appartenga alle culture autoctone o a quelle portate da popoli esterni\u201d. <\/em>Questo ritorno alla terra d\u2019origine \u00e8 stato erroneamente interpretato da alcuni autori come un\u2019azione primaria di incivilimento dell\u2019Italia da parte di genti greche, mentre trattasi solamente di un <em>\u201critorno\u201d<\/em> di arcaiche genti italiche (originariamente colonizzatrici della Grecia), all\u2019antica madre italico-tirrenica. Raggiunta l\u2019Italia i Pelasgi sbarcarono secondi gli autori antichi sulla costa laziale nei pressi di Ceri e da li si addentrarono nel Reatino fino a congiungersi con i loro parenti Aborigeni: l\u2019unione delle due forze consent\u00ec di formare un poderoso esercito che ricacci\u00f2 a nord i Celto-Liguri e a sud i Siculi, i quali allora occupavano il sito che sarebbe stato di Roma, sul quale si insediarono i Pelasgi. Inizi\u00f2 cos\u00ec una nuova et\u00e0 per l\u2019Italia, divisa dal fiume Tevere tra i Pelasgi al centro-sud e i proto-Etruschi (da non confondere con gli Etruschi di et\u00e0 storica) a nord fino alla pianura del Po, che convissero in pace per lungo tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>Mazzoldi sostenne quindi <em>\u201cche l\u2019incivilimento non si propag\u00f2 da Oriente ad Occidente, come finora si credette, ma ben piuttosto dall\u2019Occidente ad Oriente\u201d<\/em> ad opera degli Italici e che la migrazione verso l\u2019Italia fu semplicemente un ritorno alla terra d\u2019origine. La terra italica arcaica, la Tirrenide, fu culla della formazione delle civilt\u00e0 pi\u00f9 antiche che si diffusero nel Mediterraneo. Con il perdersi nella storia, della memoria mitica, si perdette anche la distinta memoria dell\u2019origine comune di diverse civilt\u00e0 mediterranee, le quali, pur conservando un richiamo all\u2019<em>antica madre<\/em>, in gran parte si svilupparono separatamente da essa.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>CONFUTAZIONI ALL\u2019OPERA DEL MAZZOLDI<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Di certo, quella del Mazzoldi fu un\u2019opera destinata a suscitare grandi entusiasmi e al contempo vivaci polemiche, in un contesto storico sicuramente non a favore di certe ipotesi, difatti in Europa nella prima met\u00e0 dell\u2019800 le teorie della Scuola Tedesca erano in piena espansione. Essa arrogava a s\u00e9 il diritto di interpretare rettamente lo spirito degli antichi sulle basi di un rigoroso \u201cmetodo scientifico\u201d, che avrebbe dovuto escludere ogni altro possibile approccio ai classici, definendo parallelamente il primato greco: la Grecia era imposta come unico vero fondamento della civilt\u00e0 antica e mediterranea (visione, questa, che influenz\u00f2 tutti gli sviluppi degli studi e della cultura successiva in modo determinante) subordinando ad essa tutto ci\u00f2 che era Italico.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cDelle Origini Italiche\u201d<\/em> ottenne un certo successo con la prima edizione e dopo una ristampa autorizzata e alcune clandestine, l\u2019autore pubblic\u00f2 nuovamente la sua opera aggiungendo le lezioni da lui impartite alla Regia Universit\u00e0 di Torino, in qualit\u00e0 di Professore Straordinario di Storia Italiana, rispondendo in parte alle obiezioni che gli erano state mosse da diversi esponenti dell\u2019epoca. Tra questi il giornalista e uomo politico Aurelio Angelo Bianchi-Giovini, il quale dedic\u00f2 due opere alla confutazione delle tesi del Mazzoldi, evidenziandone i punti pi\u00f9 discutibili. Primo tra tutti, quello riguardante la data del cataclisma italico, posta dall\u2019autore nell\u2019anno 1986 avanti l\u2019era volgare e la conseguente grande migrazione delle popolazioni italiche che diffuse la civilt\u00e0 in tutto il Mediterraneo. Secondo il Bianchi-Giovini la conclusione era: desumere che prima di tale data nelle varie regioni del mondo (nelle quali gli Itali primitivi portarono la cultura) vivessero solo popolazioni allo stato selvaggio e ci\u00f2 era contraddetto da alcuni dati inoppugnabili. La datazione infatti cos\u00ec recente, di eventi storici primordiali, risultava essere una forte incongruenza che rischi\u00f2 di compromettere l\u2019intero lavoro e che venne poi seguita da autori successivi come Camillo Ravioli e Ciro Nispi Landi. Un altro esponente che analizz\u00f2 l\u2019opera del Mazzoldi fu l\u2019archeologo napoletano Nicola Corcia dichiarando sul giornale <em>\u201cIl Progresso\u201d<\/em>, con una lusinghiera premessa, la sua grande stima e ammirazione nei confronti del professore, per il suo nobilissimo intento di rischiarare l\u2019antichissima storia d\u2019Italia: <em>\u201copera di tanta dottrina (\u2026) e che solo un uomo dell\u2019erudizione e della critica del Mazzoldi, e nella conoscenza delle antiche storie come lui peritissimo, possa sopra di s\u00e9 prendere carico di ragionare come si conviene\u201d<\/em>. Proprio in virt\u00f9 di ci\u00f2 si sent\u00ec in dovere di esplicare una serrata confutazione soffermandosi su tre punti: l\u2019uso strumentale delle fonti antiche e moderne (alcune interpretazioni risultavano a suo avviso \u201cforzate\u201d), l\u2019inconsistenza del sistema cronologico, <em>\u201cCrediamo dunque che non \u00e8 facile acquietarsi alle sentenze dell\u2019A. e che inutile alla questione, per non dire impossibile, \u00e8 assegnar l\u2019epoca della detta inondazione, perciocch\u00e9 ci avvisiamo che di gran lunga trascenda i tempi delle tradizioni\u201d<\/em> e, la tendenza a storicizzare i miti antichi con estrema leggerezza, definendola un <em>\u201cassurdo evemerismo\u201d<\/em> [13]. La pubblicazione suscit\u00f2 forti irritazioni anche negli ambienti ecclesiastici che videro messe in discussione le tesi bibliche sulla genesi dell\u2019umanit\u00e0; di conseguenza lo storico ecclesiastico Alemanno Barchi scrisse un libello per evidenziarne il contrasto con la dottrina della Chiesa che, a suo avviso, non poteva essere contraddetta neanche nei suoi dati storici [14].<\/p>\n\n\n\n<p>Tornando alla datazione della \u201ccatastrofe italica\u201d, bisogna dire che il Mazzoldi alla fine della sua opera&nbsp; sembra contraddire la sua stessa datazione, riportando i lavori dell\u2019astronomo e matematico francese Jean Bailly sulla formazione dei calendari e sul computo del tempo: nella sua <em>\u201cHistoire de l\u2019astronomie ancienne\u201d<\/em> del 1775 il Bailly <em>\u201ccercate tutte le pi\u00f9 recondite notizie astronomiche presso i vari popoli antichi, trov\u00f2 di concludere che niuno dei popoli medesimi aveva un compiuto sistema astronomico proprio e che invece non conosceva se non gli avanzi d\u2019una dottrina comune precedente. Questa dottrina era quella degli Atalanti, diffusa poscia pel mondo nella terribile catastrofe della loro patria\u201d. <\/em>Galiano, in proposito, dice che<em>\u201cBailly, calcolando la data di inizio dei computi del tempo presso i diversi popoli, dagli Egiziani ai Babilonesi, dagli indiani agli Arabi, ed anche presso autori quali Diogene Laerzio e Diodoro Siculo, e convertendoli in anni avanti l\u2019Era Volgare, giunse alla conclusione che tutti iniziavano a contare i loro anni in un periodo compreso tra il 6204 ed il 6100 a.C.. Per comprendere il valore del lavoro del Bailly si deve tenere presente da un lato che nell\u2019Ottocento ancora resisteva la datazione basata sulla cronologia biblica e dall\u2019altro che solo allora si faceva strada la scoperta dei fossili, la quale costringeva ad anticipare questa data, ma ci\u00f2 nonostante ci si manteneva sempre entro limiti di tempo alquanto ridotti rispetto a quelli della nostra attuale paleontologia\u201d, <\/em>quindi \u201c<em>se Mazzoldi riteneva che l\u2019inizio del calcolo temporale fosse stato diffuso dai Tirreno-Pelasgi implicitamente affermava che il popolo italico precedente dal quale i Tirreno-Pelasgi erano discesi era da considerare uno dei primi popoli civili esistiti sulla terra (\u2026). Anche se Mazzoldi non lo dice esplicitamente, la data della \u201ccatastrofe italica\u201d dovrebbe quindi essere non il 1986 a.C., come da lui asserito, ma casomai intorno al 6000 a.C., se la catastrofe fu causa della diffusione del popolo Tirreno-Pelasgico&nbsp; e quindi della trasmissione del calcolo del tempo presso i popoli del Mediterraneo (\u2026) l\u2019anno 6000 a.C.&nbsp; assegnato dal Bailly all\u2019inizio del computo del tempo trova singolare conferma con la data in cui si sarebbero verificati gli eventi catastrofici di acqua e di fuoco secondo le pi\u00f9 recenti ricerche geologiche e vulcanologiche!\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Come scrive Siro Tacito in una sua nota in <em>\u201cPrima Tellus\u201d<\/em>, nel lavoro del Mazzoldi \u2013 come in quello degli altri autori che lo precedettero e lo seguirono \u2013 <em>\u201cpotranno esservi delle imprecisioni, delle ingenuit\u00e0, ma c\u2019\u00e8 un nucleo, un nocciolo profondamente vero e plausibile\u201d<\/em>. In queste opere, c\u2019\u00e8 qualcosa di valido e meritevole di essere preso in considerazione che andrebbe ulteriormente indagato e verificato affinch\u00e9 una grande tradizione letteraria non vada dimenticata o perduta. Terminiamo con le parole dello studioso Giorgio Copiz, il quale dice: &nbsp;<em>\u201cl\u2019importante \u00e8 porsi davanti al problema dando un contributo (\u2026) pro o contro a tale ipotesi, per ridefinire con un accettabile margine di verosimiglianza, ma senza escludere alcun indizio o testimonianza non ancora sufficientemente indagati, la storia dell\u2019Italia dalla fine dell\u2019ultima glaciazione fino all\u2019affermazione dell\u2019et\u00e0 romana\u201d<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Note:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>[1] Roma, la Roma Quadrata di Romolo, \u00e8 considerata da diversi studiosi come l\u2019ultima delle <em>\u201cQuattro Rome\u201d<\/em>, le quali si sovrapposero l\u2019una all\u2019altra lasciando ciascuna alla successiva il ricordo dell\u2019et\u00e0 precedente. Quelle precedenti ad essa, sarebbero state fondate in tempi ben pi\u00f9 remoti: la Prima Roma, la Metropoli dello studioso Camillo Ravioli, sarebbe collocabile ai tempi della Tirrenide ovvero l\u2019antica penisola Italica; la Seconda Roma, la Saturnia edificata da Saturno, ai tempi successivi la Catastrofe Italica; la Terza Roma, sarebbe identificabile con la Pallanteo di Evandro.<\/p>\n\n\n\n<p>[2] Nel \u2018700: Gianbattista Vico, Anton Francesco Gori, Mario Guarnacci, Luigi Lanzi, Vincenzo Cuoco; \u2019800: Giuseppe Micali, Angelo Mazzoldi, Camillo Ravioli, Ignazio Ciampi, Giovanni Ettore Mengozzi, Ciro Nispi Landi; \u2018900: &nbsp;Evelino Leonardi, Guido Di Nardo, Giuseppe Brex, Costantino Cattoi, Enea Lanari; ma possiamo ritrovare ancora prima, tracce di questa ricerca culturale con Annio da Viterbo che nel \u2018500 parlava di una <em>\u201cPrisca Sapienza\u201d<\/em> dei primi popoli Italici.<\/p>\n\n\n\n<p>[3] Si intendono centri esoterici pi\u00f9 o meno individuabili e societ\u00e0 segrete (a cui sembra prendessero parte personaggi illustri del tempo) che operarono da \u201cdietro le quinte\u201d tra il XVIII e il XX secolo, affinch\u00e9 circolassero informazioni riservate presso gli studiosi in questione, riguardo un\u2019antica Tradizione Sapienziale Italica e Romana.<\/p>\n\n\n\n<p>[4] Nato a Montichiari, nel 1802, fu professore straordinario di Storia Italiana all\u2019Universit\u00e0 di Torino, giureconsulto e uomo politico, socio dell\u2019Ateneo di Brescia. Assertore della causa nazionale, prese le armi contro gli Austriaci nella guerra del 1848, ricoprendo&nbsp; la carica di segretario del Comitato di guerra. Rappresent\u00f2 il collegio di Montichiari di Brescia alla Camera dei deputati di Torino. Mor\u00ec nel suo paese natale nel 1864.<\/p>\n\n\n\n<p>[5] Alcuni autori considerano Camese nome femminile e identificano il personaggio con la sorella o la sposa di Giano, la quale avrebbe regnato insieme a lui sul Lazio.<\/p>\n\n\n\n<p>[6] In alcuni passi della sua opera il Mazzoldi afferm\u00f2 esplicitamente che l\u2019antica terra Italica era da identificare con l\u2019Atlantide platonica, finendo in questo caso per operare erroneamente una trasposizione dell\u2019isola mitica ad una delle sue possibili dislocazioni secondarie.<\/p>\n\n\n\n<p>[7] Le testimonianze citate dal Mazzoldi a riguardo furono in particolare quelle di Diodoro Siculo (Libro V) e di Virgilio (Eneide, libro III).<\/p>\n\n\n\n<p>[8] Mazzoldi pose questa data basandosi sulla figura di Inaco, considerato da lui un italico: <em>\u201cI Greci pongono le prime origini della loro civilt\u00e0 ai tempi d\u2019Inaco padre di Foroneo, un Oceanita, il primo che dai costumi ferini e bestiali, gli allett\u00f2 alle istituzioni della vita civile; ai tempi di quest\u2019Inaco \u00e8 da essi segnata una grande innondazione dei paesi littorani di Grecia, conosciuta sotto il nome di diluvio di Ogige\u201d; <\/em>l\u2019autore afferm\u00f2 di aver ritrovato similitudini di tale evento nelletradizioni di altri popoli del Mediterraneo:<em> \u201cColla scorta di queste indicazioni che toccano non meno la causa che gli effetti della grande migrazione atalantica o italiana, non \u00e8 difficile l\u2019assegnarle un tempo. Perch\u00e9 avendo Inaco, come vedremo, in Argo istituita una societ\u00e0 civile, ch\u2019ebbe in lui un capo o un re, ed inseguito ne\u2019 suoi figlioli o nipoti una discendenza continuata fino ai tempi storici, la cronologia pot\u00e8 dalle generazioni dedurre il progresso dei tempi. Inaco \u00e8 posto nella cronologia greca rettificata dai Padri Maurini, all\u2019anno innanzi Ges\u00f9 Cristo 1986\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>[9] Paolo Galiano scrive in proposito: <em>\u201cQueste eruzioni distruttive ed i terremoti che ne conseguirono sarebbero stati ricordati nelle storie degli antichi nel mito della guerra tra Giove \u201cil giovane\u201d e Saturno con la sua stirpe di Titani: anche se molti autori a partire da Mazzoldi e dal Ravioli, furono fin troppo evemeristici nella ricostruzione di questa guerra come di tutto il mito della Terra di Saturno, quanto riportato nelle \u201cfavole\u201d dei latini e dei greci sembra coincidere in modo molto preciso con tali lontanissimi eventi\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>[10] Mazzoldi, nella sua opera, pur prediligendo gli sconvolgimenti dovuti all\u2019acqua e al fuoco, non tralasci\u00f2 di considerare l\u2019ipotesi di un evento astronomico, come il passaggio, molto vicino alla Terra, di una cometa.<\/p>\n\n\n\n<p>[11] riportato da Lucio Manlio e trascritto da Dionigi d\u2019Alicarnasso (Rom Ant I, 19, 3).<\/p>\n\n\n\n<p>[12] in nota il Mazzoldi scrisse: <em>\u201cE\u2019 da avvertirsi che alcuni leggono Manlio\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>[13] Mazzoldi non si difese minimamente da tale accusa ma al contrario fece una dichiarazione di fede nei confronti delle dottrine del filosofo Evemero.<\/p>\n\n\n\n<p>[14] Al Barchi rispose G. L. Gherardi che difese l\u2019opera del Mazzoldi rivendicandone la validit\u00e0 delle teorie.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Bibliografia:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cDelle Origini Italiche e della diffusione dell\u2019incivilimento italiano all\u2019Egitto, alla Fenicia, alla Grecia, e a tutte le nazioni asiatiche poste sul Mediterraneo\u201d<\/em> di Angelo Mazzoldi, Edizione Victrix, Forl\u00ec 2006<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cRoma Prima di Roma \u2013 Metastoria della tradizione italica\u201d<\/em> di Paolo Galiano, Edizione Simmetria, Roma 2011<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cPrima Tellus \u2013 Sulle tracce dell\u2019Italia Primigenia\u201d<\/em> a cura di Siro Tacito, Edizione I libri del Graal, Roma 1998<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cRoma Renovata Resurgat\u201d<\/em> di Fabrizio Giorgio, Edizioni Settimo Sigillo, Roma 2011<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cDagli Appennini all\u2019Atlantide\u201d<\/em> di Annalisa e Giorgio Copiz, Editoriale Bellator<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cAntiche popolazioni italiche\u201d<\/em> di Giorgio Copiz e Gianluigi Proia, Archeomitika<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cQuaderni della Societ\u00e0 Geologica Italiana\u201d<\/em> N\u00b0 2, Ottobre 2007<\/p>\n\n\n\n<p>simmetria.org<\/p>\n\n\n\n<p>romanimamundi.it<\/p>\n\n\n\n<p>duepassinelmistero.com<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Taccuino dei predatori, megalitich team research \u2026teorie, e studi sulle origini della nostra terra, ..siate curiosi.. ( di Ilenia Lungo) giugno 23, 2014 paolo ruggeri Lascia un commento LE MURA MEGALITICHE DEL LAZIO: LA STRAORDINARIA TESTIMONIANZA DI UNA TERRA SCOMPARSA, DI UN\u2019ANTICA CIVILT\u00c0 E DEL \u201cPRIMATO ITALICO\u201d. . . &nbsp;SECONDO GLI STUDI DI ANGELO [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":11,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[5322],"tags":[],"class_list":["post-49022","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-archive"],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/atlantipedia.ie\/samples\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/49022","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/atlantipedia.ie\/samples\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/atlantipedia.ie\/samples\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/atlantipedia.ie\/samples\/wp-json\/wp\/v2\/users\/11"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/atlantipedia.ie\/samples\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=49022"}],"version-history":[{"count":20,"href":"https:\/\/atlantipedia.ie\/samples\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/49022\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":49046,"href":"https:\/\/atlantipedia.ie\/samples\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/49022\/revisions\/49046"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/atlantipedia.ie\/samples\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=49022"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/atlantipedia.ie\/samples\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=49022"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/atlantipedia.ie\/samples\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=49022"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}